Primo agosto duemilasette
27 luglio 2007
Non avrei mai voluto che finisse in questo modo.
Gli ultimi giorni le nostre parole rimanevano soffocate negli impegni della giornata.
Devo lavorare.
Vado in palestra.
Sto andando a pescare.
Voglio andare a mangiarmi una fetta di carne.
Devo partire un altra volta.
Non mi danno nemmeno un giorno di permesso.
Ho guardato con gli occhi pieni di lacrime mio fratello combattere sul ring. Volevo solo piangere.
Poi ho preso la macchina scassata di mio padre e mi sono diretta nel nulla.
Una sigaretta dietro l’altra..e non sapevo dove fermarmi.
Di notte è pericoloso girare soli.
Dicono che arriva per tutti la delusione. Il momento in cui una storia finisce. Quell’attimo terrificante che ti riempie d’angoscia.
Mi hai detto che era ora di tirare fuori il carattere.
Mi hai detto che se davvero non ero una debole avrei dovuto dimostrarlo.
Lo sto facendo.
Ce la sto mettendo tutta per non crollare.
Sto tenendo il telefono spento..e un coltello a portata di mano per mozzarmi le dita..
Voglio che tu capisca cosa significa stare senza di me.
Voglio che tu ti renda conto di quanto è difficile aver bisogno di un sorriso e non poterlo vivere.
Probabilmente capirai che non ero io quello che volevi.
Probabilmente starò un po’ meglio anch’io..non dovrò più fare i conti con la tua assenza, con la rabbia, con la speranza che forse le cose andranno meglio.
Che dobbiamo essere forti.
Che dobbiamo stringere i denti.
Che se non si può, non si può e basta.
Tu hai la tua vita Fabio.
Io la mia.
La mia professoressa di matematica mi ha sempre detto che due rette parallele si incontrano all’infinito.
Io non ci ho mai creduto.
Non ho mai capito cosa intendesse dire.
Mi chiedevo com’era possibile.
Me lo chiedo tutt’ora.
Ti voglio bene.
Luana.

Lula è un paese con i cartelli stradali bucati dai proiettili.
Ci sono alcuni pastori che seguono ancora la vecchia regola dell’”occhio per occhio dente per dente”..ma in compenso fanno un formaggio buonissimo.
Io di Lula, ne sento parlare ogni giorno.
Me la sogno di notte.
Hanno sparato all’assessore..che a sua volta è indicato per l’omicidio di una bambina..
L’assessore….
Lui mi racconta delle strade bagnate e della neve che ricopre la terra.
Mi racconta che mangiano in un agriturismo pieno di animali..e che tutte le domeniche i bambini corrono a rimpinzarsi e a torturare i cavalli.
Mi racconta che dormono in una stanza dove non c’è il riscaldamento e che i suoi colleghi russano talmente tanto che non riesce a dormire.
Io però non gli ho chiesto niente.
Mi racconta delle sue nottate al freddo, agghindato a festa per fermare qualche vecchietta e magari arrestarla per aver bevuto troppa acquavite…interessante…
E io lo ascolto pensando che forse posso trovare di meglio..che merito di meglio..che voglio essere felice..che voglio smetterla di contare i giorni.
Che non voglio più sentire parlare di licenze e vedere stupide fotografie.
Non voglio più sentire le voci grezze e stupide delle persone che gli stanno vicino.
Penso che non voglio più vedere più divise.
Non voglio più vedere quelle stupidissime strisce rosse e quel fintissimo marsupietto bianco…blea…
Te l’accendo io la fiamma che hai in fronte..
E poi attacca a dirmi che dobbiamo avere pazienza, che non è tutto semplice, che si deve aspettare…
E poi lo saluto e poi stacco il telefono.
Finalmente.

Tiro un sospiro di sollievo.
Due settimane, terminate nel migliore dei modi.
Certo..ho accumulato una marea di stanchezza ma forse, ne è valsa la pena!
Lui arriva tra qualche giorno.
Forse.
Prima deve correre a casa..
Mammà ha la priorità.
Mi secca non essere mai al primo posto.
Nella sua vita c’è sempre qualcos’altro prima di me.
La partita del Milan.
Suo padre.
Sua madre.
Sua sorella.
Il suo collega Gianpiero.
Il panino dal porcaro.
Beppe che lo aspetta a Napoli.
Mara che lo chiama ogni due giorni.
Sono egoista.
Vorrei averlo solo per me.
In fondo ci vediamo così poco.
In fondo devo pur trovarci un senso a tutta questa storia.
Mi rendo conto che le cose non vanno bene.
Il ventotto dovrebbe partire.
Quindici giorni di libertà.
Sei di questi li passa a casa sua.
Io non sono affatto daccordo…credo che se anche avesse un solo attimo dovrebbe passarlo insieme a me.
Abbiamo bisogno di stare insieme.
Io ho bisogno di averlo accanto.
Fin’ora le regole le ha dettate lui.
Un po’ per la mia debolezza, un po’ perchè la situazione gliel’ha permesso.
Ma ora voglio essere io a decidere.
E se le mie condizioni non gli stanno bene..bhè, ognuno ha una sua strada da percorrere.
Non è detto che sia la stessa per entrambi.
Le cose devono cambiare.
Volto premere il tasto reset e riiniziare.
Punto..e a capo

Sto per buttarmi in una nuova avventura lavorativa..lunedì inizia il massacro: due settimane di corso, otto e mezza cinque e mezza..sarà come tornare sui banchi di scuola.
Una liberazione, vista la situazione in casa.
A mia madre le cellule cerebrali stanno marcendo giorno dopo giorno.
Ormai da un mese non c’è tregua.
In casa la situazione fa schifo. Chi mi legge da un po’ sa cosa intendo.
Non ho più scritto di lei..
Da un po’ ritengo sia tempo sprecato, quindi evito ogni dettaglio.
Sarebbe meglio dire che ve lo risparmio…
Ultimamente non ho voglia di fare nulla.
Non voglio divertirmi, non voglio uscire..preferisco rimanere a casa di fronte alla tele con il pigiama scolorito addosso.
E’ soltanto un periodo, sicuramente prima o poi passa.
Con lui le cose vanno e non vanno.
I dubbi e le incertezze galoppano..forse dovrei buttarmi su persone nuove.
Dovrei sfruttare al meglio tempi e luoghi.
Conoscere gente.
Rotolarmi sotto lenzuola umide.
Ore e ore di chiamate.
Il suo egoismo.
La mia voglia.
Pensieri che si scontrano.
Mi vorrebbe più matura. Dovrei cambiare.
Lo so. Lui non lo dice..ma io lo so.
Eppure a me non va ancora di cambiare.
Non ho tutta questa voglia di crescere..
E’ passato molto tempo dall’ultima volta in cui ho deciso di scrivere qualcosa di nuovo sul mio “diario”…
Sono successe talmente tante cose.
Trovare le parole giuste non è per niente facile.
Questi ultimi mesi, sono stati così veloci, talmente pieni d’emozioni che mettere il tutto nero su bianco risulta pressochè impossibile.
Sono stata diverse volte a Napoli, in Puglia, in Sardegna..ho persino comprato delle valige nuove, due bellissime valige rosa.
Ho lavorato in un posto che odio, ho dato due esami senza nemmeno aprire un libro.
Ho pianto, ho sorriso, ho sperato..
Non credevo che la mia prima storia d’amore sarebbe stata così difficile.
Pensavo di cavarmela con qualcosa di più semplice..che so, un sabato sera tra amici..la visione di un film accoccolati sul divano..qualche cenetta romantica…
Mi sono ritrovata a calcolare turni, pensare a licenze, odiare tenenti e marescialli..
Ho perso tempo a capire un sistema orrendo..un mondo che mai avrei voluto conoscere.
Invece mi sono scontrata con divise, battaglioni, ore e ore di telefonate a vuoto.
E la consapevolezza di dover accettare tutto questo.
Piano piano affiorano dubbi, incertezze, sogni infranti…e mi chiedo se è davvero questo che voglio. Se è davvero ciò di cui ho bisogno.

Continuo imperterrita ad appellarmi!!!!
E’ fattibile che una ragazza di 21 anni riesca a campare in una città come Cagliari??????
APPELLO A TUTTI I CAGLIARITANI DEL WEB!
Devo trasferirmi a Cagliari e chiunque avesse informazioni, contatti o qualsiasi altra cosa che possa essermi utile, mi farebbe un grande..un enorme piacere!!!!
Ringrazio anticipatamente tutti…

Seguirti o rimanere lontano.
Potermi svegliare al mattino dandoti un bacio, guardando il tuo sorriso buffo mentre mi chiedi di scaldare il latte per colazione.
Starti accanto.
Far l’amore nel parco, circondati da quel cielo grigio che nasconde tutto ciò che di bello abbiamo intorno.
Ma continuare a sorridere.
Fuggire per trovare te.
Ma poi scapperesti di nuovo.
Perchè è il tuo lavoro, la tua vita e io posso farne parte solo da lontano.
Io su un treno, tu sul mare e via.
E le lacrime.
Le mie..ma anche le tue.
Ricordati che questo non è un addio.
Sei stato tu a dirmelo.
E io che continuo a chiedermi perchè.
Perchè hai scelto di andartene a Cagliari…
Perchè così lontano.
Io ho bisogno di te.

C’è Willy che sorride cadaverico di fronte a me.
I suoi ricordi sono i miei.
C’è l’ingordo, l’altezzosa e la viziata.
C’è il saccente e il poveraccio.
E una cascata marrone, di cioccolato.
Ci sono notti in cui sbarro gli occhi atterrita.
Nella mia mente, immagini torve e nitide si accavallano finche non serro i pugni con uno scatto.
Gli unici rumori che sento, sono quelli della ferrovia.
I treni malconci che svelti, coprono i biechi brusii della notte.
Lei, sostiene che tutti avremo la nostra occasione.
Per sorridere, per non essere soli, per essere “felici”.
Il poveraccio si accontenta di una casa sbilenca.
Di un padre senza lavoro.
Trova il suo biglietto d’oro, carico di aspettative e buoni propositi.
Qualcuno, gli ha dato una possibilità.
E trova quello che cerca, ottiene ciò che mai ha avuto, raggiante di gioia elargisce sorrisi.
Io non credo alle occasioni.
Non vivo di aspettative.
Se nasci biondo, morirai biondo.
E a nulla serviranno tinte e colorazioni, perchè arriverà il giorno in cui svegliandoti, andrai allo specchio e scoprirai quell’orrenda ricrescita giallognola.
Se nasci saccente, morirai saccente soffocato nell’aridità del tuo essere.
Se sei ingordo, divorerai fino a scoppiare spinto dal tuo egoismo impenitente.
E così il viziato..o l’altezzoso.
E il poveraccio, haimè, resterà sempre e solo un poveraccio.